Itinerario 4: Val Sarmento

  • Da Noepoli a Cersosimo, passando da San Paolo Albanese e San Costantino Albanese
  • Periodo consigliato: estate
  • Cosa vedere: i forni familiari di Noepoli, i pupazzi antropomorfi di San Constantino, le tradizioni arbëreshë di San Paolo, e i resti dell’Età del Bronzo di Cersosimo
Il Sarmento nasce in due rami dalla Serra di Crispo (m 2053), sui monti della Duglia: il canale Cugno dell’Acero e il canale della Duglia. Affluisce da Sud nel Sinni, all’altezza di Noepoli. La Val Sarmento è caratterizzata dalle timpe, rocce basaltiche formatesi per estrusione di magma nelle profondità marine, sollevate successivamente in quota dai profondi movimenti tettonici che hanno provocato la formazione della catena appenninica. La valle comprende due città di tradizione arbëreshë: San Paolo Albanese e San Costantino Albanese.

Noepoli e i suoi scenari suggestivi

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Il nucleo di Noepoli si divide in due parti. La città vecchia sorge intorno al castello, su un colle fortificato con due porte di accesso e ha un impianto urbano disegno lineare. Caratteristica della abitazioni è il forno familiare che talvolta fuoriesce dalle pareti esterne. La fitta viabilità si apre in un lungo corso centrale e in una strada perimetrale. Il borgo, detto Casale, sorge ai piedi del colle e ha abitazioni più piccole e prive di ornamenti. La natura nel circondario di Noepoli è aspra come in tutta la Valle del Sarmento, caratterizzata da montagne coperte da folta vegetazione che si affacciano su di un’immensa pietraia depositatasi, nei decenni, sul greto del fiume. Lungo la valle è possibile vedere corvi, civette, aironi, merli, falchi e nibbi che volano in cielo, veri custodi di queste terre. Ai lati della valle si ergono dei costoni rocciosi di materiale calcareo, le Timpe. Timpa Forata, pochi chilometri a nord di Noepoli, sulla strada per Senise, è una delle formazioni rocciose più caratteristiche di tutta la Regione.

A San Paolo e San Costantino, nel cuore della comunità arbëreshë

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Secondo la tradizione, San Costantino e San Paolo Albanese sono state fondate da profughi Coronei, provenienti dalla città di Corone, nella Morea (Grecia), durante la quarta emigrazione avvenuta nel 1534, in seguito all’occupazione dell’Albania da parte dell’impero Ottomano. Un esodo antico, di intere famiglie che hanno portato con sé usi e costumi aviti. Vissuti per quasi cinque secoli in totale isolamento, gli arbëreshë mantengono attuali le singolari e autentiche tradizioni, gli abiti e i costumi, la lingua, il rito religioso bizantino, le feste popolari, i resti materiali, gli ambienti naturali ed umani, la memoria, le radici, l’identità del proprio popolo. Di particolare interesse la festa della Madonna della Stella a San Costantino Albanese: ogni anno, nella seconda domenica di maggio, si svolge l’accensione di caratteristici pupazzi denominati Nusazit, pupazzi antropomorfi di cartapesta costruiti con intelaiature di legno, e vestiti con i costumi del folklore locale. I Nusazit sono riempiti con polvere pirica e razzi al fine di generare un moto rotatorio che si conclude con la detonazione finale. A San Paolo Albanese è attivo il Museo della cultura Arbëreshë, nel quale sono esposti gli oggetti della cultura materiale, e i documentati la cultura agropastorale, per testimoniare le radici e l’identità della minoranza etnico-linguistica arbëreshë.

Una vera e propria scarica di adrenalina la scatena il Volo dell’aquila, a San Costantino Albanese: legati a un deltaplano fissato a un cavo d’acciaio si può provare l’ebrezza della caduta in volo a una velocità di circa 80 km orari, sorvolando i tetti del paese e godendo dello straordinario panorama della Val Sarmento.

Le antiche origini di Cersosimo

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Di origine greca, Cersosimo, è diventato casale agricolo nel Medioevo in seguito all’insediamento di un convento basiliano, per poi essere trasformato in borgo rurale nel 1500 dal feudo di Noia. L’intera area di Cersosimo è interessata da forme insediative, testimoniate sia da strutture murarie che da numerosissimi materiali ceramici. Allo stato attuale della ricerca è stato possibile individuare due fasi fondamentali: la più antica va dall’Età del Bronzo all’età arcaica; la seconda abbraccia un arco cronologico compreso fra la metà del IV secolo a.C. e i primi decenni del secolo successivo. Gli scavi effettuati sinora hanno permesso di riportare alla luce un vero e proprio scrigno pieno di tesori fatto di ceramiche, mattoni, ma anche oggetti in ferro e granaglie. Dalle ricerche realizzate sulla sommità dell’acropoli, sono venute fuori parti di un edificio che doveva avere una destinazione pubblica. Come appare dalle dimensioni, dalle tecniche di costruzione utilizzate e soprattutto dalla sua disposizione “a terrazze”. La costruzione – eseguita con una tipologia di lavorazione particolarmente raffinata per quel tempo – avrebbe attraversato varie epoche. Da quella indigena, a quella romana sino al Medievo.