Itinerario 1:  Valle del Mercure

  • Da Viggianello a Castelluccio Superiore, passando per Rotonda e Castelluccio Inferiore
  • Periodo consigliato: estate
  • Cosa vedere: i riti arborei di Viggianello, i resti fossili dell’Elephas di Rotonda, il mulino ad acqua di Castelluccio Inferiore, le misule di Castelluccio Superiore
La Valle del Mercure è un ampio bacino fluviale, occupato un tempo da un lago Pliocenico. La struttura geologica appartiene all’era Mesozoica e Neozoica. Ne sono la prova i ritrovamenti di numerosi reperti paleontologici: ippopotami (Hippotamus), mammut o elefante primogeni (Elephas), rinoceronti, jene, orsi, rettili oceanici, lucertole gigantesche, tigri. È attraversatta dal fiume Mercure, che nasce dal Monte Serra del Prete, nel Comune di Viggianello e giunge nel territorio calabrese della valle, dove muta il suo nome in fiume Lao.

La sorgente del Mercure: Viggianello

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Il Mercure nasce a Viggianello. Durante il periodo estivo il paese offre moltissime attività: dalle visite guidate al Castello dei Principi Sanseverino-Bisignano, alle tante Chiese del centro storico, alla sorgente del Mercure, passando per l’area Faunistica dei Cervi e al nuovo Sentiero dei Cerri Secolari, sono tanti i percorsi che si snodano lungo il suo abitato, fino a giungere ai sentieri che portano alle grandi vette del Massiccio del Pollino (Serra Dolcedorme, Monte Pollino, i Grandi Piani di Pollino) per osservare da vicino il maestoso e raro Pino Loricato. Oltre alle escursioni, è possibile praticare attività didattiche ricreative, come l’Acquatrekking (trekking nel fiume Mercure), l’Arrampicata sportiva e la visita all’Orto Botanico, adatte sia ai più piccoli che agli adulti. Nell’ultimo week-end di agosto si svolge a Viggianello la Sagra dell’abete, legata ai riti arborei, dove dei tronchi di faggio (la “pitu” e la cuccagna) insieme con un abete bianco (la “rocca”) vengono trainati dalla montagna al paese con buoi ghirlandati a festa e poi sono innalzati in onore di San Francesco da Paola, affinché porti prosperità alla comunità. Anche La Danza del Falcetto e dei Cirii (15 e 16 agosto), è un’affascinate festa da non perdere: particolari danze con costumi tipici del luogo e cinte di grano poste sul capo, animano le vie e le piazze del paese auspicando un buon raccolto nei campi.

Da Viggianello a Rotonda, lungo la SP4

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La città di Rotonda è arroccata su di un colle e poggia sui depositi di un antico lago in cui andavano a morire i vertebrati vissuti in epoca Pleistocenica. Oggi è possibile ammirare i resti fossili nel Museo paleontologico di Rotonda, che ospita tutte le ossa di un Elephas antiquus italicus, specie risalente a 400-700 mila anni fa.

All’interno del Museo naturalistico e paleontologico di Rotonda, situato in Via delle Frecce Tricolori, sono esposti anche reperti fossili di altre specie animali, quali la mandibola, pressoché completa di Hippopotamus antiquus rinvenuta nell’identico sito dell’Elephas e, verosimilmente vissuto in epoche ancora più remote (Pleistocene medio-inferiore), una capanna e alcuni cocci dell’età del bronzo (1500-2000 anni a.C.) che testimoniano la presenza dell’uomo nella Valle.

Il vecchio nucleo di Rotonda sorgeva su un cucuzzolo roccioso con in cima il castello; ora solo i ruderi testimoniano tale esistenza, mentre la parte nuova si estende verso est. Nell’intrico di strette viuzze e di case che sembrano nascere dalle rocce, si possono ammirare splendidi portali in pietra, opera degli scalpellini locali e frutto dell’architettura spontanea di origine contadina. Strade ripide e scale pavimentate in pietra, dedali di vicoletti portano nella parte più antica di Rotonda, che si estende in alto, rispetto al resto del paese, come a proteggersi da ogni sorta di calamità.

Da Rotonda a Castelluccio Inferiore e Castelluccio Superiore, seguendo la SP4 e la Statale 19

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Il territorio di Castelluccio Inferiore si caratterizza per la ricchezza di sorgenti, per lo più potabili, e per la presenza di diversi torrenti. Dall’area montana della Fagosa nasce il Peschiera, il quale, dopo aver attraversato il vasto Bosco Magnano, si gemella col Frida e corre verso il Sinni. Il corso d’acqua di maggior portata è il torrente San Giovanni, che nasce proprio nei pressi dell’abitato. Nella zona circostante Fosso San Giovanni sorgevano in passato numerosi impianti azionati da macchine idrauliche, tra cui un mulino ad acqua, nelle vicinanze del ponte romano sulla Statale 19, in cui ancora oggi sono conservate molte delle attrezzature originali (le macine, le tramogge, il buratto) databili tra fine Ottocento e inizio Novecento. Altre canalizzazioni alimentavano gli opifici vicini: un secondo mulino, due filande e un frantoio.

Il centro storico presenta notevoli attrattive turistiche: l’abitato a forma allungata presenta sullo stretto corso principale un succedersi di vicoli che introducono il visitatore nella parte più vecchia del paese. In uno slargo del corso è situata la chiesa di San Nicola di Mira, in stile barocco, che conserva i resti delle strutture medioevali. Dopo una deviazione per una stradina di campagna, risalendo lungo la strada forestale si giunge alla Chiesetta della Madonna della Neve che, secondo una leggenda popolare, compì il miracolo di una nevicata il giorno di ferragosto. La chiesa ospita il Museo della Civiltà Contadina.

Fino al 1813 Castelluccio Inferiore e Castelluccio Superiore erano parte di un unico Comune.

Le origini di Castelluccio Superiore sono molto remote: i primi insediamenti risalgono al IV-III secolo a.C. Diverse sono le ipotesi di fondazione, secondo alcuni storici il paese sarebbe sorto nel luogo in cui sorgeva l’antica Tebe Lucana, costruita dagli Osci e più volte distrutta. Secondo altri sarebbe sorto sulle rovine di Nerulum, città presannita distrutta e ricostruita dai Romani, nodo commerciale che univa la via Herculea con la via Popilia. L’attuale nucleo del paese risale all’epoca tardo-medievale. Il toponimo Castelluccio deriva da castello e può avere diversi significati etimologici, difatti può essere inteso sia come piccolo castello, sia come roccia di difficile accesso in relazione alla posizione del borgo che si presentava come una vera e propria cittadella fortificata. Inoltre, Il termine Castelluccio potrebbe anche far riferimento al capitano lucano Lucio, ritenuto fondatore del paese e di un castello, da qui appunto Castello di Lucio quindi Castelluccio.

Il centro storico, vero cuore antico del paese è caratterizzato da stradine in salita, spesso ripide, da vicoli stretti e tortuosi che si aprono su incantevoli finestre panoramiche, dalle antiche porte murarie, dal ponte di origini romane e dai ruderi del castello, posti nella parte più alta dell’abitato. Centro del paese, punto in cui convergono tutti i vicoli e le viuzze che si incrociano fra di loro, è costituito da Piazza Plebiscito che con la sua antica fontana rappresenta un punto d’incontro per gli abitanti e costituisce una suggestiva terrazza sul Mercure.

Caratteristica peculiare del paese sono le “misule“, antichi terrazzamenti posti in pieno centro storico dove, in antichità, i monaci Basiliani prima, e i Castelluccesi poi, coltivavano ogni varietà di piante officinali, ortaggi e legumi. La coltivazione era resa possibile da una sapiente e rigorosa gestione dell’acqua sorgiva, attraverso un’intricata rete di canali e canalette che, partendo da serbatoi posti alla sommità del pese, si dipanava poi per tutto il centro abitato. Per secoli le misule hanno rappresentato così un’importante opera di salvaguardia idrogeologica del costone roccioso ove sorge l’abitato di Castellucio Superiore. Dopo un’importante lavoro di ripristino, è oggi possibile camminare lungo un vero e proprio percorso delle misule, immersi nei profumi delle erbe officinali.